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Eradicazione dell'ailanto

Cercinatura dell'ailanto

Nel Parco fluviale lavori di manutenzione per il contenimento dell’ailanto, altamente invasivo

28 aprile 2020

In questi giorni nelle aree adiacenti la Casa del Fiume, il Parco fluviale sta sperimentando tecniche di contenimento ed eradicazione dell’ailanto, pianta altamente invasiva. Si tratta di lavori necessari per evitare un proliferare incontrollato che metterebbe a rischio la flora autoctona. L’intervento costituisce un’attività specifica del progetto “CClimaTT - Cambiamenti Climatici nel Territorio Transfrontaliero”, cofinanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale nell'ambito del programma Interreg Alcotra Italia –Francia. È stato programmato sulla base di uno studio condotto nei mesi scorso sullo stato della vegetazione perifluviale nel territorio del Parco, che ha individuato il contenimento dell'alianto quale azione pilota di gestione utile ad incrementare la resilienza dei sistemi naturali ai cambiamenti climatici.

L’ailanto (Ailanthus altissima), conosciuto anche come albero del paradiso, fu importato in Europa dalla Cina nel '700. La pianta cresce in modo rapido e straordinariamente rigoglioso, è molto adattabile e in grado di colonizzare facilmente aree marginali come i terreni incolti, le scarpate, i bordi delle ferrovie, delle strade e dei torrenti. In queste aree, spesso abbandonate, si diffonde senza incontrare grandi resistenze. Due caratteristiche favoriscono la sua invasività: la produzione di semi "alati" che si disperdono con il vento su aree molto ampie e la produzione di germogli dalle radici che, se tagliate, hanno un forte ricaccio che può arrivare fino a 30 metri di distanza.

È considerata altamente invasiva e difficile da debellare. A rischio non è soltanto la flora autoctona, dal momento che la pianta cresce tra le fessure provocando danni non indifferenti a marciapiedi, muri in cemento, terrapieni e argini.

In questi giorni tecnici specializzati stanno procedendo all'eradicazione manuale degli esemplari più giovani, mentre le piante di maggiori dimensioni vengono sottoposte a cercinatura (l’asportazione di un anello di corteccia sul fusto) prima di essere asportate, in modo da ridurre la possibilità di ulteriore proliferazione attraverso il ricaccio di polloni.

Gli ailanti asportati saranno sostituiti da specie arboree e arbustive autoctone, come aceri, frassini, querce, aceri campestri, frassini, pioppi bianchi e pioppi neri, ciliegi, farnie, tigli, sanguinelli, noccioli, biancospini, sambuco, palla di neve.

La diffusione di specie invasive, che si insediano in ambienti dove non sono mai state presenti e che quindi mancano di sistemi di limitazione naturale alla proliferazione, è uno degli effetti dei cambiamenti climatici, oltre che della globalizzazione.

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