Il Parco Fluviale Gesso e Stura diventa laboratorio internazionale per lo studio dei cambiamenti ambientali e dei loro effetti sulla salute delle piante.

Un nuovo importante riconoscimento per il valore naturalistico del Parco Fluviale Gesso e Stura arriva dal mondo della ricerca scientifica internazionale. L’area protetta è stata infatti individuata come sito di studio nell’ambito del progetto di ricerca “Host-Pathogen Evolution Modulates Response to Environmental Change”, promosso da un gruppo di ricercatori statunitensi e realizzato in collaborazione con l’Ente di Gestione delle Aree Protette delle Alpi Marittime con il supporto scientifico della Ricercatrice Dr. Valentina Carasso.

Il progetto, coordinato dalla Prof.ssa Emily Bruns dell’University of Maryland e dal Prof. Michael Hood dell’Amherst College, analizza il rapporto tra cambiamenti climatici, biodiversità e interazioni naturali tra specie vegetali e patogeni attraverso un monitoraggio pluriennale condotto lungo un gradiente altitudinale che comprende territori di pianura, collina e montagna.

Proprio in questi giorni i ricercatori sono impegnatinelle zone a monte di Cuneo tra i Comuni di Borgo San Dalmazzo e Vignolo, ritenute particolarmente interessanti per la presenza spontanea della specie vegetale erbacea Silene vulgaris e del relativo fungo patogeno Microbotryum silenes-inflatae.

L’inserimento del Parco Fluviale Gesso e Stura in un progetto di ricerca internazionale rappresenta un ulteriore passo nel percorso di crescita e valorizzazione intrapreso negli ultimi anni. Un percorso che ha portato l’area protetta a essere sempre maggiormente riconosciuta non soltanto come spazio verde a servizio della comunità, ma come un vero e proprio laboratorio naturale a cielo aperto, capace di offrire ambienti di grande pregio naturalistico e interesse scientifico.

Gli ambienti prativi, spesso considerati paesaggi ordinari, rappresentano in realtà ecosistemi preziosi e complessi, fondamentali per la conservazione della biodiversità e sempre più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici. La possibilità di raccogliere dati scientifici nel lungo periodo consentirà di comprendere meglio le trasformazioni in atto e di individuare strumenti utili per future strategie di gestione e adattamento.

«Essere scelti come area di ricerca da università internazionali è motivo di grande soddisfazione e dimostra il valore delle scelte e degli investimenti che sono stati fatti – sottolinea Massimiliano Galli, Direttore del Parco Fluviale Gesso e Stura –. La tutela della natura passa sempre più dalla conoscenza: studiare gli ecosistemi significa comprenderne i cambiamenti e costruire strumenti più efficaci per proteggerli nel futuro».

I professoriEmily Bruns, Michael Hood e Valentina Carasso torneranno ad essere ospiti del territorio anche nel 2027, 2028 e nel 2029, i risultati dello studio saranno pubblicati al termine del progetto.